L’inverno delle coscienze

L’INVERNO DELLE COSCIENZE

Ottant’anni fa le leggi razziali.

Nel sempre più diffuso revisionismo vi sono due modi per ridimensionare quell’avvenimento: sottovalutandolo fino ad ignorarlo, affermando che “era un atto fatto senza convinzione per compiacere l’alleato germanico ma che in realtà le leggi razziali non erano mai state applicate”; oppure praticando l’autoassoluzione: “in fondo il fascismo non era stato così male, aveva fatto delle cose buone, peccato che aveva sbagliato ad andare in guerra! Non era così crudele come affermano i detrattori e non era inviso alla gente”.

L’autoassoluzione porta così a ritenere che nessuna colpa è imputabile a noi italiani per la morte nei lager nazisti di oltre 7500 ebrei Italiani.

Concetto Marchesi definì “libido di assentimento” il risultato che determinò il veleno dell’antisemitismo iniettato nel corpo della società italiana dalla virulenza della propaganda fascista. Per capire quel clima di “assentimento” basti pensare ad un episodio che riferisce Norberto Bobbio quando durante la guerra nel bar che era solito frequentare, apparve un avviso che proibiva l’ingresso agli ebrei “adesso strappo il cartello – dissi tra me e me – ma sono uscito senza averlo fatto. Non ne avevo avuto il coraggio. Quanti atti di viltà, di cosciente viltà, come quello abbiamo commesso allora?”.

“Non vedo, non sento, non parlo” sono atteggiamenti che si tramutano in connivenza, adesione di fatto, perché contribuirono a realizzare l’obiettivo della persecuzione, ieri come oggi, vale a dire l’isolamento, la separazione e l’esclusione di quanti la società non considera “dritti” o dei “nostri”.

Bene ha fatto, nei giorni scorsi, il presidente della Repubblica Mattarella, a nominare senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz.

#giornatadellamemoria #conoscerepernondimenticare