L’acqua che usiamo in Fattoria Margherita per irrigare le colture

Noi siamo ciò che mangiamo. 
Lo stesso vale e a maggior ragione, visto che ce ne cibiamo, per le piante che coltiviamo.
 Quale è la situazione chimico biologica del terreno dove crescono e qual è lo stato chimico ed ecologico dell’acqua impiegata per l’irrigazione?
Per irrigare le colture agricole, anche quando certificate biologiche, si impiega normalmente l’acqua proveniente da corsi superficiali che fanno parte dei diversi bacini idrografici: Adige, Fissero-Tartaro-Canalbianco, Fratta-Gorzone, solo per citare quelli che interessano la nostra provincia.

Vi sono corpi idrici inquinati?
Il monitoraggio da parte dell’ARPAV (Azienda Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto) della presenza nelle acque superficiali del Glifosate, AMPA, Glucosinate di Ammonio, Arsenico, Cromo, Azoxistrobin, Dimetomorf, gruppo dei PFAS, Mercurio, Nichel, Cadmio ecc. è stato effettuato in modo capillare sia sulle canalizzazioni principali che su quelle secondarie?

Sì, è vero, vi sono delle stazioni di monitoraggio, ma non sono in grado di coprire capillarmente il reticolo irriguo superficiale.
Sapere con che acque vengono irrigate le colture, i cui prodotti sono destinati all’alimentazione umana, richiederebbe per buona prassi che ogni azienda agricola proceda ad effettuare le analisi per vedere se vi sono agenti inquinanti.
Però è bene sapere che, praticamente, nessuna azienda procede in questo senso, nemmeno quelle che provvedono alla vendita diretta di prodotti coltivati.
Le ragioni, come si può capire, sono diverse, tra cui il costo elevato e il rischio di scoprire qualche agente inquinante indesiderato; allora tutti preferiscono che ogni aspetto della qualità delle acque ricada sotto le responsabilità e le garanzie delle istituzioni pubbliche e/o consorziali.

Dunque, fino ad avviso contrario, le acque superficiali si possono utilizzare per irrigare.
Il patto tra produttore e consumatore evocato nella logica dei mercati a KM 0 si ferma lì.
E’ noto che consapevolezza non è sinonimo di responsabilità, tuttavia la responsabilità non può correttamente esercitarsi senza una piena consapevolezza.

A nostro avviso la responsabilità di alimentare le persone, dal momento che il cibo non è una merce come le altre e non andrebbe trattato come merce, ci ha interrogati sul sistema di garanzie da approntare, realizzare e mettere a disposizione di quanti acquistano i nostri ortaggi.
Ciò si è reso necessario se si considera come la diffusa antropizzazione del territorio e le pratiche chimiche utilizzate nell’agricoltura intensiva, soprattutto come somma degli agenti chimici accumulati nei corpi idrici fin dal dopoguerra, abbia notevoli variazioni di carichi inquinanti a seconda del territorio dove ogni singola azienda agricola è ubicata.