I giorni della merla

I GIORNI DELLA MERLA

Il 29, 30 e 31 gennaio sono, nella conoscenza contadina, ritenuti i giorni più freddi dell’anno.

La tradizione racconta che moltissimi anni fa la primavera fece capolino molto presto, appunto in questi giorni. L’innalzarsi della temperatura convinse una merla a lasciarsi andare in un volo sfrenato sopra la campagna, che prudentemente se ne stava ancora tranquilla, sfidando il mese di gennaio, pensando che l’inverno fosse definitivamente passato. Mentre volava faceva dei programmi “adesso guardo l’albero migliore e mi faccio un bel nido”.
Gennaio, che si era assopito, improvvisamente si svegliò e vide la merla che svolazzava di qua e di là. Si arrabbiò. Va ricordato che in quel tempo i merli erano tutti bianchi! Gennaio disse tra sé e sé chiedo due giorni in prestito a febbraio e ti farò diventare nera! Fece una buona trattativa con febbraio e fu così che perse per sempre due giorni. Scatenò un vento gelido e impetuoso con raffiche di neve, cosicché l’uccello dovette rifugiarsi dentro un camino di una casetta posta sulle rive dell’Adige, da cui usciva un rivolo di fumo. Dopo tre giorni quando la nostra amica uscì dal camino non era più bianca ma nera. Gennaio fu soddisfatto della sua vendetta e gli gridò “hai visto eri bianca e ora sei nera”.

Nel 123º verso del canto 13º del Purgatorio anche Dante parla della merla “come fe’ il Merlo per poca bonaccia”.

Come tutti sanno nonostante le proteste di febbraio, gennaio non restituì mai più i due giorni avuti in prestito e sembra che nemmeno un arbitrato dove intervennero le quattro stagioni arrivò a chiudere la vertenza.

Vale la pena ricordare ciò che afferma Dino Coltro sui proverbi: quella del contadino è un’osservazione attenta, quasi spasmodica, una “religione” della natura che manteneva con la terra un legame ancestrale. Sono sentimenti ormai spenti, perché il contadino si è trasformato in agricoltore, la terra produce secondo ritmi industriali e non più naturali. I proverbi con la loro capacità di accumulare la “sapienza del tempo contadino” appaiono spesso sorpassati, inutili. Eppure conservano un grande valore culturale. A chi si accosta senza prevenzione ma anche privo di sentimentalismo alla cultura contadina, l’ascolto dei proverbi appare come le parti di un dialogo, un battere e ribattere di pareri, di osservazioni, quasi a rappresentare le diverse esperienze, la sintesi di un pensiero che non è mai unico, monolitico: è piuttosto, un coro di voci emergente dalla “memoria generazionale”.

Nei mesi più freddi, come dicembre e gennaio, nella nostra fattoria evitiamo di entrare in contrasto con la natura, effettuando lavorazioni alle piante e al terreno, lasciamo che ogni cosa riposi, affinché possa fornirci tutta l’energia nella prossima primavera.

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